Mercoledì, 08 Febbraio 2006 15:36

Edizione 2005: La tesi di master di Barbara Sturnega

Scritto da  Gerardo

Un'iscrizione antica in lingua arabaLouis Massignon e C.G. Jung:
Una perfetta complementarietà nello spirito di Eranos



Nel seguito, puoi leggere l’abstract della tesi di master della dott.ssa Sturnega
Nell’ambito di questa tesi di master mi sono proposta di porre a confronto due personaggi all’apparenza molto diversi, non solo per ambiti di studio, ma anche per modalità di approccio al fenomeno religioso: l’islamista francese Louis Massignon e lo psicologo svizzero C.G. Jung. Partendo dal dato storico delle conferenze Eranos che li videro protagonisti per molti anni, ho tentato di porre in relazione le esperienze personali che scandirono il corso delle loro vite e gli ambiti privilegiati di studio ai quali si dedicarono con fervente passione. In particolare – addentrandomi sempre più nel mistero delle loro esistenze e familiarizzando con le loro peculiari modalità di espressione – sono arrivata ad individuare nella psicologia analitica di Jung una possibile chiave d’accesso per l’interpretazione delle difficili e complesse espressioni maturate dal Massignon. Il linguaggio dell’orientalista francese – oscuro ed enigmatico nella sua stessa essenza – a mio avviso diviene portatore di un nuovo e più nitido significato se interpretato attraverso le immagini e i termini maturati da Jung nella sua personale “discesa nell’inconscio”.
Quando parlo di Jung e Massignon parlo in particolare di due uomini che hanno imboccato la strada dell’introspezione, e provocatoriamente li propongo come “opposti complementari” per andare a sfatare quella tendenza che spinge l’uomo moderno a fermarsi di fronte all’esteriorità delle cose, dando per scontato che a questo mondo esistano solo il bianco o il nero, il bene o il male, due fazioni contrapposte alle quali uniformarsi. Uno psichiatra e un mistico – apparentemente - che cosa potrebbero avere in comune? Lo stesso linguaggio che utilizzano sembra pressoché incompatibile; eppure le esperienze che scandirono il corso delle loro esistenze sono tutt’altro che inconciliabili, e nei loro scritti è possibile ritrovare una profonda comunione di intenti, una percezione del mondo che, sebbene ha modo di esprimersi con linguaggi e forme diverse, presenta un effettivo parallelismo. Se nella concezione junghiana gli opposti per eccellenza - bene e male, Oriente e Occidente, ecc. - sono parte di un tutto, allora verosimilmente potremmo pensare che le esperienze vissute da questi due grandi personaggi, veicolate dalla profonda sensibilità che li contraddistinse, siano in grado di indicarci due vie complementari di conoscenza. Entrambi si addentrarono in un viaggio che li condusse alle radici del proprio essere, e da esso ne uscirono profondamente mutati, come ammisero a più riprese; entrambi percepirono profondamente il destino al quale erano destinati e si decisero a seguirlo incondizionatamente. Le loro esperienze di vita ed i testi che ci hanno lasciato sono segni indelebili del cambiamento epocale del quale essi stessi furono gli attori fondamentali. E noi non possiamo fare altro che leggere appassionatamente le loro testimonianze, cercando di estrapolarne quanta più conoscenza c’è dato di comprendere.
All’interno del mio elaborato ho ipotizzato una possibile relazione fra alchimia e sufismo, che andrebbe ad avvalorare con una forza ancora maggiore la mia iniziale ipotesi di lavoro. Di fronte però alla evidente necessità di condurre una analisi più approfondita al riguardo, mi sono limitata ad indicare l’alchimia e il sufismo come due vie privilegiate per il raggiungimento dell’unità del Sé - due porte d’accesso a quel Mysterium Coniunctionis che consente all’uomo di entrare in contatto con l’Unus Mundus descritto dagli alchimisti – dando invece un risalto maggiore al metodo straordinariamente coincidente utilizzato da Jung e Massignon per penetrare i loro campi privilegiati di studio.
Massignon studiò appassionatamente per molti anni il sufismo, inaugurando un nuovo ed innovativo metodo che consisteva nello spoglio paziente, diretto ed esauriente delle fonti manoscritte e perlopiù inedite. In particolar modo egli scelse di analizzare approfonditamente le opere di Husayn Ibn Mansur al-Hallaj, autore dalla spiccata ed evidente originalità, attraverso il quale riuscì a penetrare la questione cruciale della mistica: il fenomeno sperimentale dell’unione trasformante. Al-Hallaj era stato infatti il primo mistico musulmano che aveva desiderato morire per amore, portando a termine la ricerca sperimentale dell’unione trasformante.
Se Massignon si era dunque accostato al linguaggio della mistica islamica attraverso l’analisi peculiare ed approfondita dei testi, così Jung avevo intrapreso lo studio dell’alchimia a partire da un metodo puramente filologico. La sua finalità, a differenza degli studi di stampo positivista di fine Ottocento e degli inizi del Novecento, non era volta a riesumare il cadavere di quella che veniva considerata una protoscienza, ma ad indagare il significato del mistero che il linguaggio alchemico celava e di cui avvertiva la presenza viva nei contenuti dell’inconscio.
Massignon fu il primo ad individuare una lista di termini tecnici della mistica islamica, attraverso lo studio approfondito del linguaggio e delle espressioni dei sufi; Jung fu a sua volta l’unico tra gli interpreti moderni dell’alchimia, a decifrarne lo schema fondamentale attraverso l’analisi del linguaggio. Il metodo utilizzato dai due autori è dunque sostanzialmente identico: volto allo studio approfondito dei testi e all’estrapolazione dei termini chiave, universalmente validi.
Jung riconobbe una sorta di ponte capace di congiungere idealmente il processo d’individuazione a quello alchemico, riuscendo, grazie a quest’ultimo, ad esplicitare le sue personali intuizioni sull’inconscio; parallelamente ritengo che il Massignon abbia invece appreso dal misticismo islamico la via per il raggiungimento dell’individuazione, che egli andò denominando scienza sperimentale della compassione, rifacendosi all’esperienza di al-Hallaj. I termini utilizzati dai due autori divergono, esattamente come quelli del linguaggio alchemico e mistico, ma il fine ultimo cui consacrarono le loro esistenze e i loro studi è evidentemente il medesimo: la totalità, la ricomposizione di quell’Unità che apre le porte dell’Unus Mundus.

L'iscrizione conclusiva

Abstract della tesi di master in Esperto di informazione religiosa nel pluralismo contemporaneo
Università degli Studi di Siena, anno accademico 2004-2005.
Relatore: prof. Giuseppe Cognetti
Candidata: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.>Barbara Sturnega

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