Domenica, 30 Agosto 2020 16:15

Summer School 2020. Resoconto dei lavori

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Trasmettiamo il comunicato stampa a conclusione dei lavori della XXVII Summer School on Religions, «Il viaggio come itinerario dello spirito», quest'anno in edizione particolare poiché realizzata in remoto, a cura del Centro Internazionale di studi sul  Religioso  Contemporaneo e in collaborazione con l'Unione Comunale del Chianti Fiorentino.

XXVII Summer School on Religions. Resoconto dei lavori

 

Alla memoria di Vittorio Campanelli

 

Il viaggio come itinerario dello spirito (versione PDF)

Nonostante il Covid, nonostante il drastico ridimensionamento dei movimenti di tutti noi, nonostante l’azzeramento di contributi e entrate varie, nonostante l’imperizia nell’uso degli strumenti elettronici per “domare” la piattaforma virtuale, siamo riusciti a dare vita alla XXVII Summer School on Religion di San Gimignano e Passignano. Invece di un seminario, abbiamo organizzato un webinar, come si dice oggi. Invece di una Summer School di 4 giorni, abbiamo organizzato una Summer simbolica di due sessioni mattutine, il 26 e 27 agosto scorsi.

Il tema, è noto, era “Il viaggio come itinerario dello spirito”. Ironia della sorte! Discutere sul viaggio standosene seduti davanti al computer, ognuno a casa propria: chi ad Asunción (Paraguay), chi a Gerusalemme, chi ad Hannover, chi in varie parti d’Italia (da Pergine Valsugana a Capo Passero).

Comunque l’impresa è riuscita. E non si poteva non cominciare con il viaggio mentale di Franco Ferrarotti (seppur impossibilitato a dare voce di persona alla prolusione, ma gli ha prestato la sua Maria Immacolata Macioti). Un viaggio che risale all’indietro: dai vacanzieri (pseudo viaggiatori) odierni a Bruce Chatwin a Sigmund Freud, a Rainer Maria Rilke, passando per i pellegrini medievali. Ma giungendo là dove tutto ha inizio. Ad Ulisse, ad Abramo. Viaggi incomparabili, questi ultimi due. Laddove quello di Ulisse è un nostos, un ritorno, mentre quello di Abramo è un viaggio da una terra conosciuta verso una terra promessa che sembra sempre più lontana.

Ma a mettere a fuoco il viaggio di Ulisse, con le sue mille sfaccettature, ci ha pensato, da par suo, Piero Boitani, il massimo specialista mondiale di questo personaggio archetipico della cultura occidentale. Partendo da una puntuale analisi dell’Odissea di Omero, Boitani ha delineato due viaggi di Ulisse all’interno del poema: uno reale con una geografia ben conoscibile che si materializza in luoghi precisi del mar Egeo e del mar Ionio (Troia, Corfù, Itaca) e uno immaginario, fantastico (la terra dei Lotofagi, l’isola di Αἰαίη cioè l’isola di Circe, l’antro di Polifemo, la terra dei Lestrigoni, crudelissimi giganti antropofagi, di Scilla e Cariddi ecc.). Questo ultimo, aldilà delle mille esegesi, si può dire, che questa geografia immaginaria è quasi tutta italiana. Ma c’è anche un “terzo” viaggio di Ulisse. Partendo dalla profezia di Tiresia del canto XI (il nostro eroe lo incontra nell’Ade: altro viaggio germinativo di tantissimi altri), fuoriesce dall’Odissea e giunge fino ai nostri giorni. È un viaggio nel quale si incontra Plotino, Boezio, Dante, Cristoforo Colombo, Pedro Sarmiento de Gamboa, Alfred Tennyson, Franz Kafka, Bruce Chatwin, Stanley Kubrik con David Bowman (l’uomo dell’arco) protagonista di “2001 Odissea nello spazio”. Vale a dire filosofi, poeti, esploratori, scrittori, cineasti… Insomma Ulisse navigatore eterno perenne, la cui ombra ci sovrasta, ci accarezza e un po’ ci inquieta.

Cascade Foz do Iguaçu, Brasile
Cascade Foz do Iguaçu, Brasile

Il viaggio del salesiano Padre Josè Zanardini ci porta nel Chaco e in Amazonia cioè nel cuore dell’America Latina con il popolo guaranì. E rende conto di un viaggio strabiliante di questo popolo, il quale venti mila anni fa, partendo dalle estreme isole orientali del Pacifico, con barche tanto piccole quanto fragili, attraversano l’Oceano, giungono sulle coste del Cile, scavalcano le Ande e giungono fino all’Atlantico, alla ricerca di una “tierra sin mal”. Josè Zanardini ha vissuto con queste popolazioni e obbedendo a uno dei fondamentali precetti di costoro, si è messo in ascolto. Così come si è messo in ascolto l’ultimo Sinodo (anche nella parola Sinodo è insito il termine “viaggio”, significando appunto viaggiare con/viaggiare insieme) proprio dedicato all’Amazonia, di cui Zanardini è stato attivo partecipante. L’ascolto del mondo indigeno è secondo il nostro e secondo l’esortazione di papa Francesco, seguita al Sinodo, importante e dirimente. Significa ascoltare il grido di dolore della Madre Terra, mortificata e maltrattata da una economia di rapina. Significa ascoltare gli ultimi, considerati anonimi ingranaggi da sfruttare e da gettare, significa dare nuovo afflato ad una Chiesa, mostratasi sinora, troppo succube a questo sistema che offende l’umanità, i viventi tutti e la Terra.

La deforestazione in Amazonia
La deforestazione in Amazonia

Peter Antes, una delle colonne portanti della Summer School, ha aperto la seconda sessione. Il professore di Hannover ci ha portato all’immediato oggi, alla pandemia, ai “viaggi spirituali senza viaggiare”. Ed ha dettagliato le posizioni dei vari credi religiosi rispetto alla impossibilità per un lungo periodo di esercitare la fede senza possibilità di incontro, sine ecclesia. Fra l’uso di nuovi strumenti tecnologici e (meglio) ritorno a sé stessi, “in interiore homine” come avrebbe detto Agostino.

Enzo Pace, altra presenza essenziale e imprescindibile della Summer School, parlando del viaggio notturno del Profeta Muhammad, ha mostrato come sia quasi inevitabile nelle religioni rivelate, scivolare dalla escatologia e dalla teologia alla politica. Come sia dentro una logica tutta politica partire dalla Mecca e giungere a Gerusalemme. Con tutti i problemi politici che oggi comporta tutto ciò.

Maria Immacolata Macioti, fedele quanto indispensabile compagna di viaggio della Summer School, ha parlato dei difficili ritorni, in particolare quelli dai campi di concentramento nazisti ma non solo. E lo ha fatto parlando di donne. Di una principalmente. Margarete Buber Neumann. Prigioniera di Stalin prima e di Hitler dopo. A Karaganda e a Ravensbruck. In sette lunghi, terribili anni (1937-1945) Margarete sarà guidata dalla volontà inflessibile di tornare ad Hannover, nella sua casa dalle due figlie e dalla madre, ma anche spinta dalla sua grandissima umanità tutta versata alla cura dell’altro, nonostante le spaventose condizioni in cui si trovava.

Ha concluso la sessione e la Summer School Alfredo Jacopozzi, direttore dell’Istituto Superiore di scienze religiose della Toscana. “Viaggio nel deserto” tema della sua relazione. Ma per Jacopozzi l’andata verso il deserto non la vede come un uscire, bensì come uno scostarsi dal mondo. E pone come archetipi di questo tipo di viaggio Mosè, Giovanni il Battista e lo stesso Gesù. Essere nel mondo ma non del mondo. Ed esserci nel silenzio, con l’attenzione e l’ascolto. C’è un tempo del deserto, un tempo delle oasi (potrebbero diventarlo le parrocchie se ravvivate da questo nuovo spirito). Ma anche un tempo dell’aperto mondo.

Deserto del Sahara
Deserto del Sahara

Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano e presidente del CISRECO e David Baroncelli, sindaco di Barberino Tavarnelle hanno aperto le due sessioni. Arnaldo Nesti, direttore scientifico CISRECO e quindi della Summer School on Religion,  ha fatto una introduzione generale sul senso di questa Summer on line. Andrea Spini, vice Direttore Scientifico CISRECO, ha concluso i lavori ricordando il titolo di un libro di Bruce Chatwin “Che ci faccio io qui?” che ha tradotto in un impegnativo monito: essere sempre in viaggio e osservare ogni esperienza con lo sguardo penetrante di chi, a partire da qualsiasi cosa, vuole andare il più lontano possibile.

Fondamentale l’apporto tecnico di Alessandro Anderle, che ha approntato la “stanza” virtuale in modo impeccabile, forte dei consigli di Carolina Taddei, Assessore alla cultura del Comune di San Gimignano e di Claudio Perrone del CED dello stesso Comune.

 

Giuseppe Picone, 29 agosto 2020

 

Ushuaia, Argentina: ultimo faro prima del polo Sud
Ushuaia, Argentina: ultimo faro prima del polo Sud

 


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