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Venerdì, 02 Ottobre 2026 18:23

Festivalfilosofia 2026. Impressioni e foto da Modena, Carpi e Sassuolo

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Dal nostro Pino Picone, il consueto resoconto, in testo e immagini, dal Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo (2026).

 

Festivalfilosofia 2026

Impressioni e foto da Modena, Carpi e Sassuolo dal festival di filosofia unico in Europa.

“Un altro festival così in Europa non esiste”. Lo ha ripetuto in tutte le occasioni Francisco Jarauta, filosofo, acuto esegeta dell'arte mondiale, organizzatore di grandi mostre internazionali, amico di Modena e del festivalfilosofia. Lo ha detto anche durante lo svolgimento della sua lectio magistralis (e mai aggettivo fu più pertinente!) “All'ombra della torre di Babele”. Un affascinante excursus sul mito della torre di Babele, partendo dal testo biblico (Genesi, 11, 1-9) per giungere alla sua rappresentazione artistica soffermandosi in particolare su Bruegel (dipinto del 1563) per giungere ad Anselm Kiefer, un topos centrale nella sua ricerca artistica (dai Sette Palazzi Celesti, installazione milanese del 2004 fino alle innumerevoli grandi tele e cicli espositivi). In limine alla sua lezione Francisco Jarauta ha tessuto un grande elogio del Festival con accenti colmi di ammirazione e affetto. “Il Festival di Modena, Carpi e Sassuolo dove l'amicizia e le idee si danno la mano”. Questa la chiusura del suo elogio.

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Giunto alla ventiseiesima edizione il festivalfilosofia si è svolto nelle tre città promotrici dal 18 al 20 settembre 2026. Ha offerto oltre 150 appuntamenti fra lezioni magistrali e dibattiti (58), mostre e installazioni (40) e spettacoli. Il tutto supportato da una rete di circa 200 partner culturali. Straordinaria la partecipazione del pubblico con più di 200 mila presenze per cui il Sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha potuto dichiarare con legittimo orgoglio nella conferenza stampa finale: “La partecipazione e la qualità dell'interesse di questi giorni sono state straordinarie: con i numeri e l'energia di questa edizione, la manifestazione è entrata direttamente nel ‘mito’, che sarà infatti il tema del 2027”.

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Il tema sul quale si sono confrontati filosofi, scienziati, letterati, artisti era un tema forte quanto emblematico per i tempi che corrono: Caos. Un tema quindi che non rimanda a principi e valori ma a un “processo dagli esiti incerti nel quale siamo tutti immersi” (parole di Daniele Francesconi, direttore scientifico del festival).

Non che caos sia una parola estranea alla filosofia. Per tutti lo testimonia il Timeo di Platone. In realtà Χάος dal verbo greco antico χαίνω/χάσκω cioè essere aperto, spalancato, indica un immenso spazio vuoto da cui tutto può avere origine. Questo tipo di esegesi avvicina in modo singolare il pensiero antico alle moderne teorie cosmologiche. Avvicinando filosofia e scienza. Da questa premessa nasce tutta una serie di lezioni di scienziati ed epistemologi quali Guido Tonelli, fisico e docente universitario nonché raffinato divulgatore scientifico che è stato portavoce dell'esperimento presso il CERN, che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs. Titolo della lezione “Origini dell'universo. Il vuoto come dinamica generativa” delineando un percorso di un modello di generazione dal vuoto e di passaggio dal caos all'ordine. Al di sotto dei sistemi fisici ordinari, ruggisce il caos. Il caos domina le particelle elementari e il caos domina i grandi sistemi. La fisica attraverso le grandi acquisizioni degli ultimi due secoli ma anche dei giorni nostri giunge a risultati talvolta fragili ma preziosi come il bosone di Higgs. Ma un fisico dalle grandi vedute non poteva ignorare i poeti come Lucrezio, Dante ma sopra tutti Leopardi. Costoro hanno creato mondi meravigliosi. Ma mentre i primi due hanno alle spalle una filosofia che li ha preceduti e nutriti, Leopardi è più grande. Egli è filosofo per sé stesso: il dolore che lo accompagna dalla culla e che giunge al dolore cosmico nasce da una speculazione filosofica nutrita di studi scientifici in primis astronomici e cosmologici. Per il matematico Paolo Zellini, studioso fra i maggiori della teoria delle matrici e della complessità degli algoritmi (titolo della lezione “Computazione. Efficienza o incertezza”) si può calcolare il caos, ribadendo l'importanza della matematica nei sistemi complessi. Il titolo della relazione di Gaspare Polizzi, storico della scienza, epistemologo e profondo conoscitore del pensiero filosofico e scientifico francese (fra tutti Michel Serres), altrettanto profondo conoscitore del pensiero leopardiano, mette in relazione “Kairòs vs Kaos. Per una filosofia del tempo debito”. Questo il centro concettuale della lezione secondo le sue parole: “Il caos non è disordine, ma realtà priva di forma; è la dimensione dell'informe all'inizio di tutto che dà luogo alla forma. Il vivente è la ricerca di equilibrio a partire da questa realtà”.

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Le filosofe. Seppure nella edizione di quest'anno fra gli autori di relazioni il rapporto è di 21 donne a fronte di 36 uomini, quindi fortemente sbilanciato a favore della parte maschile, bisogna riconoscere che grandi sforzi sono stati fatti negli ultimi anni in favore di un riequilibrio. Chi scrive queste note ha apprezzato moltissimo in passato lezioni di Donatella Di Cesare, Aleida Assmann, Michela Sassi, Anne Dufourmantelle, Roberta De Monticelli, Judith Revel, Franca D'Agostini, Nadia Fusini ed in ultimo ma non meno importante della compianta Elena Pulcini.

Nella edizione 2026 abbiamo scelto e potuto seguire la lezione di Nicola Panichi (“Saggi di Montaigne”): una lettura degli Essais molto bella, rigorosa, militante. Secondo la nostra filosofa, docente presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, per Montaigne il caos è la cornucopia del male e la guerra ne è la punta estrema. Non esiste guerra giusta, ma solo guerra.

Anche la lezione di Cristina Guarnieri, direttrice editoriale di Castelvecchi e profonda conoscitrice del pensiero filosofico femminile del Novecento, parte dalla condanna senza attenuanti della guerra. La nostra autrice posiziona in apertura di lezione la filosofia contro la guerra e lo fa con una lettura dell'opera di Rachel Bespaloff (RB) “Sull'Iliade”, opera del 1943, in piena temperie bellica. Guarnieri è conoscitrice massima del pensiero di RB e ne sta curando l'opera omnia per la casa editrice che dirige. Per RB il ritorno ad Omero è un gesto epico e diversamente da Simone Weil, la quale anche lei (come noto) si occupa dell'Iliade (“le poème de la force”) in quel torno di tempo, per RB – dicevamo – la guerra è inevitabile, è destino. Ma riesce a vedere accanto alla forza bruta scatenata dalla guerra, anche la forza della vulnerabilità. Persino nella distruzione c'è qualcosa che supera la violenza. E secondo RB se la filosofia non ci mette al riparo dai morsi della vita, la poesia può salvarci. E se il saggio filosofico di RB si nutre di una coinvolgente prosa poetica, quella di Simone Weil è eminentemente logica e filosofica.

Altra lezione dai forti connotati militanti è stata quella di Nadia Fusini, anglista di professione oltre che scrittrice e traduttrice, ma con uno sguardo lungo sulle opere letterarie che affronta. A Modena lo ha fatto con una serrata lettura del Riccardo III di W. Shakespeare, quindi sulla violenza del potere. Riccardo III è un handicappato per la scoliosi che lo affligge ed egli trasforma la sua deformazione in perversione: Egli è un pre-potente. Esercita un potere disonesto. Va oltre le teorizzazioni del potere di un Machiavelli o di un Hobbes. Egli è un personaggio maledettamente contemporaneo: fa parte di quella serie di uomini maschi, spacconi, che irresponsabilmente non praticano il potere come “cura”, con affidabilità e coscienza. Altre opere shakespeariane successive correggono in parte questa visione catastrofica del potere, ad esempio con Amleto, filosofo più che uomo di potere; con Riccardo II, il quale si domanda a fronte dei comuni mortali: “Io vivo di pane come voi. Cosa vuol dire che sono re?”; con lo stesso Macbeth, il quale è certamente un assassino: uccide il re santo Duncan, ma ne resta angosciato. Rispondendo alle domande del pubblico come al solito numerosissimo quanto attento, Nadia Fusini, riguardo all'orrendo volto che troppo spesso il potere mostra in questa fase storica, domanda a sua volta: “Perché rimandare indietro le genti, i migranti? Perché uccidere i bambini?”. E ricordando una frase di Spinoza: “La vita si può governare invece che reprimere”, si chiede e chiede alla Piazza: “Ma Trump ha letto Spinoza?”.

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Riguardo alle altre lezioni che abbiamo seguito non si può non ricordare le lezioni dei “fuoriclasse” che compongono la spina dorsale del festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, vale a dire dei Cacciari, degli Esposito, dei Recalcati. Ma per questi rinviamo alla loro viva voce rintracciabile sul canale YouTube del Festival che li ha prontamente messi a disposizione.

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Una ultima bella notizia dal Festival 2026: anche questo anno è stata riallestita una maxi libreria a cielo aperto (una sorta di agorà dei libri) a Modena in Piazza Matteotti, a due passi dai luoghi principali del Festival. Libri ancora più preziosi, in quanto di seconda mano (come si dice), libri che hanno già una storia, che sono stati letti, compulsati e magari anche annotati (rigorosamente a lapis). Libri introvabili e per lo più di filosofia, a poche lire...

Un grazie alla organizzazione del festival e al Comune di Modena che lo hanno permesso. Un grazie alla libraia Morena, che ci ha concesso di pubblicare la sua foto con i suoi libri.

 

Giuseppe Picone

San Gimignano, 30 settembre 2026

 

Seguono le istantanee dell'evento

 

La Ghirlandina

 

Il pubblico di Piazza Grande a Modena

 

Lezione di Francisco Jarauta

 

Francisco Jarauta e Daniele Francesconi in Piazza Grande

 

Lezione di Guido Tonelli

 

Paolo Zellini dietro le quinte

 

Lezione di Gaspare Polizzi

 

La filosofa Nicola Panichi con il pubblico

 

Lezione di Cristina Guarnieri

 

Lezione di Nadia Fusini

 

Massimo Cacciari commemora i maestri

 

Lezione di Massimo Recalcati

 

Agorà dei libri di Piazza Matteotti

 

Morena, la libraia di Piazza Matteotti

 

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