Giovedì, 07 Novembre 2019 16:22

Dopo il sinodo sull’Amazzonia, prospettive. Editoriale al n. 95 di Religioni e Società

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Nell'editoriale del n. 95 di “Religioni e Società”, la rivista quadrimestrale di scienze sociali della religione edita da Fabrizio Serra (Pisa - Roma), il Direttore della rivista, Arnaldo Nesti, esprime un riferimento al recente sinodo sull’Amazzonia. Un'anticipazione.

Dopo il sinodo sull’Amazzonia, prospettive

di Arnaldo Nesti

 

Ritengo importante, prima di chiudere i fascicoli di “Religioni e società” di questo 2019, fare almeno un riferimento particolare al recente sinodo sull’Amazzonia, evento importante non solo dal punto di vista teologico-pastorale ma anche in un’ottica storico-culturale.

Saluto e ringrazio comunque tutti gli illustri autori che hanno collaborato a questo nuovo fascicolo, dedicato ad aspetti socio-religiosi del continente africano, curato dalla neo-vicedirettrice Emanuela Claudia Del Re.

 

1. Sul finire degli anni Settanta sono arrivato ad Iquitos, località della foresta amazzonica non brasiliana dove si sono svolti i lavori del congresso mondiale della medicina folclorica. Dopo Lima, dopo Cuzco, questa è stata la terza tappa e sosta finale del congresso. Trovandomi in questo estremo lembo del Perù mi sono potuto recare, più volte, accompagnato da esperte guide, nella foresta amazzonica. Sono ritornato con piacere in questi giorni a quel tempo, perché lì mi sono incontrato con un caro amico, il prof. Corrado Corghi, al tempo vice presidente di tale congresso mondiale (di cui ignoravo e scoprirò la specifica competenza folclorica) e a lungo abbiamo parlato della situazione delle religioni nell’area latinoamericana ed in particolare del cattolicesimo nel centro America, prima ancora che uccidessero il Vescovo Oscar Romero in El Salvador. In quell’occasione, una volta terminato il congresso, ritrovandoci a Lima fu deciso di riprendere la riflessione promuovendo a Firenze, appena possibile uno speciale congresso internazionale su “Religioni e Società nel Centro America” coinvolgendo i migliori specialisti e non pochi diplomatici. Il convegno dovette attendere a svolgersi per i non pochi problemi anche finanziari, ma finalmente si tenne dal 15 al 17 aprile del 1982.

Sono riandato con il pensiero ai giorni trascorsi nella foresta amazzonica, a quella forte esperienza che mi coinvolse in modo singolare… ma non avrei pensato alla complessità dei fenomeni, della situazione quali sono apparsi con il recente sinodo dedicato all’Amazzonia (6-27 ottobre 2019)

 

2. Tra le novità che hanno fatto molto scalpore, leggendo il documento di sintesi consegnato a Papa Francesco c’è la possibilità di “ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità che abbiano un diaconato permanente”. Inoltre si apre la porta “ai preti sposati”. Il sinodo dunque è destinato ad aprire una discussione sull’ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalle loro comunità, sebbene possano avere una famiglia già costituita e stabile”. Infine è emersa la necessità di identificare il ministero ufficiale da conferire alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono nella chiesa amazzonica. Su questo però tutto è rimasto sospeso. A mio parere, le riserve esistenti sono ancora quelle di origine feudale dure a scomparire [1]. Come principio generale si tratta di conoscere il terreno culturale, in ogni tempo e in ogni luogo, e inserire la proposta di fede mediante i parametri della inculturazione. Per restare al mondo amazzonico, ben al di là dei condizionamenti operati da una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva, è importante scoprire nel sitz im lebenculturale amazzonico quei ”semina verbi”, per usare un linguaggio teologico, addivenendo a “nuove mediazioni”, per un significativo processo di conversione, di ecologia integrale.

 

3. Dall’Amazzonia riparte il progetto riformatore di Papa Francesco. Come ha detto anche nel suo discorso conclusivo, la chiesa deve “essere sempre riformata” senza però impattare sulla tradizione che è “la salvaguardia del futuro, non la custodia delle ceneri”. Lo stesso pontefice però consapevole delle obiezioni ritornanti, diffuse purtroppo, si è esplicitamente riferito “alle elites cattoliche”, come le ha chiamate, che “andranno a cercare le cosettee si dimenticheranno del grande”. “Mi sono ricordato”, aggiunge, “di una frase secondo la quale ci sono persone che siccome non amano nessuno credono di amare Dio”.

“Queste persone perdono il contatto con le sfide che affronta l’uomo di oggi e si illudono di stare con Dio”. Proprio da un continente dove “l’annuncio di Cristo è stato fatto in connivenza con i poteri che sfruttavano le risorse e opprimevano le popolazioni, oggi la Chiesa con Papa Francesco ha l’opportunità storica di differenziarsi dalle nuove potenze colonizzatrici esistenti, per poter svolgere in modo trasparente il ruolo profetico. La crisi socio ambientale apre nuove opportunità per presentare Cristo, come si dice nel documento preparatorio (Instrumentum laboris) in tutta la sua potenzialità liberatrice e umanizzante”. Al centri del dibattito, è bene dirlo, c’è ben altro della questione dei preti sposati; c’è il futuro stesso del pianeta, la tutela degli ecosistemi e la promozione dell’idea di “ecologia integrale”; non solo l’ambientalismo, ma il principio di un unico sistema vitale totalmente interconnesso. Naturalmente tutto ciò implica fermare le aggressioni predatorie al territorio, la devastazione delle comunità indigene. Il presidente Bolsonaro per contestare l’iniziativa del Papa ha fatto ricorso ad un argomento tipico del vittimismo nazionale dicendosi contrario a che l’Amazonia si vorrebbe espropriarla al Brasile per farne un nuovo paese sotto forma di “area protetta”. Nel frattempo proseguono gli atti di violenza contro la popolazione indigena [2]. Per il presidente brasiliano si tratta di reagire a chi in nome della “protezione ambientale” vuole rubarci l’Amazonia. Reagisce addirittura evocando la triplice A(Ande, Amazonia, Atlantico), la famigerata sigla (Alleanza anticomunista, Argentina, Organizzazione terroristica di estrema destra) che ebbe una parte rilevante nell’avvento del dittatore argentino, generale Videla, poi deposto e condannato.

 

4. I sostenitori di Bolsonaro hanno reagito a quello che a loro occhi è un complotto di sinistra per umiliare il leader e indebolire la sovranità del Brasile sull’Amazonia. In una serie di video il blogger legato a Bolsonaro, B. Kuster, ha descritto i vescovi diretti al sinodo come invadenti teologi della liberazione legati a importanti personaggi della sinistra. Il documento preparatorio del sinodo sarebbe “una disastrosa raccolta di robaccia eco-teologica”.

Il vescovo Zon della diocesi di Alto Solimoes afferma “Spero che le cose cambino perché oggi, per quel poco di storia che conosco, mi pare di essere di nuovo negli anni che hanno preparato l’arrivo del fascismo.

(A.N.)

 

[1] Per capire come permangano residui feudali nelle religioni, si pensi anche alle recenti dichiarazioni del Dalai Lama circa la reincarnazione. Il Dalai Lama, la guida spirituale del buddismo tibetano ha lasciato attoniti i seguaci giunti dal Bhutan, e del resto del mondo, quando in un discorso di oltre due ore tenuto in India ha "demolito" idealmente il concetto di "reincarnazione", affermando che il mito secolare è sempre stato frutto di un retaggio dai caratteri "feudali" che è giunto al suo termine.

[2] Ennesima tragedia in un paese che non sopporta i diritti dei nativi: un giovane leader indigeno impegnato nella difesa della foresta Amazzonica è stato ucciso da membri di una banda di taglialegna illegali in Brasile. Secondo quanto indicato dalle autorità, venerdì Paulo Paulino Guajajara era impegnato in una battuta di caccia nella riserva di Araribóia, nello Stato di Maranhão, quando è caduto vittima di un’imboscata di una banda di taglialegna illegali. L’attivista, membro del gruppo contro il disboscamento Guardians of the Forest, è stato freddato con un colpo di pistola alla testa. Un altro uomo indigeno è rimasto ferito. Un taglialegna, inoltre, sarebbe rimasto ucciso in una sparatoria seguita all’imboscata. «Il governo Bolsonaro ha le mani sporche del sangue degli indigeni», ha commentato l’organizzazione pan-indigena brasiliana Apib in un comunicato citato dalla Bbc. Il riferimento è al supporto agli agricoltori e ai taglialegna attivi nella foresta pluviale più volte espresso dal presidente brasiliano, Jair Bolsonaro. Il ministro della Giustizia Sérgio Moro, dal canto suo, ha assicurato via Twitter che la polizia federale sta investigando sull’accaduto: «Non risparmieremo gli sforzi per portare davanti alla giustizia i responsabili di questo grave crimine», ha scritto.
Per Bolsonaro, "è sbagliato affermare che l'Amazzonia sia parte del patrimonio dell'umanità". E non solo: per il presidente del Brasile, che ha parlato alle Nazioni Unite nel giorno dopo il discorso di Greta, il resto del mondo continua ad avere un atteggiamento 'coloniale' nei confronti del Brasile. "La regione amazzonica rimane virtualmente intatta, ed è la prova del fatto che siamo uno dei paesi che più protegge l'ambiente", ha il coraggio di affermare Bolsonaro, che da mesi chiude un occhio sugli incendi che stanno devastando la foresta. "Durante questa stagione la siccità favorisce incendi spontanei - ha aggiunto - sappiamo che tutti i paesi hanno problemi, ma gli attacchi sensazionalistici che abbiamo sofferto da grande parte dei media internazionali sugli incendi ha risvegliato il nostro sentimento patriottico".

 

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